Primo incontro del Progetto SeLF, con Maria Franco e Anna Maria Palmieri "La rinascita dal tunnel nero"

06.02.2018 19:12

La scorsa settimana ho partecipato al primo incontro del SeLF, con l’Assessore all’Istruzione Anna Maria Palmieri e l’insegnante Maria Franco, che ha coordinato la stesura del libro “La Carta e la vita”, scritto dai ragazzi del carcere minorile di Nisida.

L’incontro è stato molto piacevole, perché ho riflettuto molto. Ho ammirato tanto Maria Franco, dato che non è da tutti avere la forza di insegnare in un carcere minorile, ove non ci sono degli alunni “normali”, sempre se, come sostengo io, un concetto di normalità esista davvero.

Ognuno ha la propria concezione della parola “normalità”.Ho avuto modo di riflettere su tanti aspetti che prima non avevo mai considerato.Quando ero più piccola, vedevo i malviventi come dei mostri senza nessuna chance per rinascere.So che quando commettono dei reati sono colpevoli, ma, seppur difficile, non è detto che non si possa cambiare.Sarò sincera, ho iniziato a guardare il lato emotivo dell’essere criminale. Non per ammirazione o fascino, ma per pura curiosità. Per capire davvero a fondo ogni cosa.

Sono riuscita ad osservare questo aspetto, non mi vergogno a dirlo, da quando ho visto le serie di “Gomorra”. Non mi sono mai interessata veramente delle azioni. Loro sparavano, ma io osservavo le reazioni e le espressioni dei volti.Mi piaceva notare se erano arrabbiati, felici o tristi.

Mi ha colpito una particolare scena di gomorra: uno dei protagonisti assume un’espressione molto dispiaciuta, quasi di pianto, nel momento della sua prima uccisione, compiuta su un uomo innocente.

Io non me l’aspettavo. Lì ho capito che, forse, un lato emotivo c’è.

E allora ho continuato a guardare, da quel punto di vista, tutto il resto degli episodi, pur sapendo che si trattava di una fiction. Essendo questa molto vicina alla realtà che mi circonda, ho adottato lo stesso punto di vista anche durante l’incontro e la lettura del libro.Ho deciso di non soffermarmi sui reati, perché ne sapevo già la dinamica e le conseguenze, piuttosto, ho pensato che tutti siamo umani, quindi proviamo dei sentimenti.

Mentre Anna Maria Palmieri e la professoressa Maria Franco parlavano, immaginavo gli occhi dei ragazzi di Nisida, i loro sguardi. Occhi, magari blu come il mare, color nocciola come il buon cioccolato del laboratorio di pasticceria o verdi come la natura che i giovani detenuti vedono dalle finestre. Occhi che, in ogni caso, parlano tanto e raccontano molte storie, tristi, felici, di rinascita, di speranza, di vita vissuta o di fallimento.

Inoltre, mi sarebbe piaciuto molto se ci fosse stato qualche ragazzo di Nisida, perché anche loro, con degli scrittori, hanno collaborato alla realizzazione del testo.Se fossero stati lì, non avrei esitato a complimentarmi con loro e avrei fatto anche una foto, trattandoli da autori e non da delinquenti, dato che, a mio parere, hanno fatto un lavoro eccezionale, anche se aiutati dalla loro insegnante e dagli scrittori.

Durante il discorso dell’Assessore, ho ripensato a una frase che diceva Dario Scherillo, vittima innocente della malavita: “La camorra non vale niente.” È proprio vero! Frase più semplice e veritiera di questa non credo che ci sia, perché la camorra toglie tutto, partendo dai piccoli gesti di quotidianità, che diventano sempre più nascosti da tutto e tutti; toglie la pace, la tranquillità di andare a dormire senza pensieri; la gioia di vedere i propri figli crescere; toglie la possibilità di studiare, di sognare, di cambiare. La camorra toglie la vita e la libertà.

La camorra non vale niente.

Grazie Dario, il tuo ricordo è per sempre.

 

                                                                              Anna Chiara Nullo 3^C

Istituto Comprensivo Statale T.L. Caro – 85° C.D. Berlingieri

 

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